Il libro in breve
Pubblicato in Giappone nel 2013 e noto in inglese come The Courage to Be Disliked, Il coraggio di non piacere è diventato un fenomeno editoriale in Asia prima di essere tradotto in tutto il mondo. Il filosofo Ichiro Kishimi, specialista di Alfred Adler, e lo scrittore Fumitake Koga riportano in vita il pensiero di questo psichiatra austriaco, contemporaneo di Freud e a lungo oscurato da lui.
Il libro ha la forma di un dialogo in cinque notti tra un filosofo e un giovane scettico, venuto a smontare le sue idee. Nel corso della conversazione prende forma una proposta radicale: chiunque può essere felice già da oggi, purché ne abbia il coraggio. Ecco le cinque idee che reggono il libro, e che cosa possono cambiare nella tua vita.
Il passato non ti determina
Il giovane arriva convinto che siamo il prodotto del nostro passato: un'infanzia difficile o un trauma spiegherebbero ciò che siamo diventati. Il filosofo gli contrappone la visione di Alfred Adler. All'eziologia, che cerca le cause, Adler preferisce la teleologia, che guarda agli scopi. Un amico del giovane non esce più di casa non perché ha paura, ma perché ha bisogno di quella paura per non affrontare il mondo.
Perfino la rabbia sarebbe uno strumento: non ci arrabbiamo nostro malgrado, fabbrichiamo la rabbia per dominare l'altro. Il filosofo arriva a sostenere che il trauma, inteso come una ferita che detta le nostre azioni, non esiste: conta il significato che diamo alle nostre esperienze. Il nostro stile di vita l'abbiamo scelto, quindi possiamo cambiarlo. Ciò che ci manca non è la capacità di cambiare, ma il coraggio.
Non sei prigioniero del tuo passato: sei responsabile del significato che gli dai.
Tutti i problemi sono relazionali
Per Adler tutte le nostre sofferenze hanno un'origine comune: i rapporti con gli altri. Anche il senso di inferiorità non è un dato oggettivo, ma il frutto di un confronto. Il libro distingue questo sentimento, che può essere una spinta sana quando ti confronti con il tuo ideale, dal complesso di inferiorità, che serve da scusa: « non ce la farò, non ho studiato abbastanza ». Il complesso di superiorità, invece, consiste nel vantarsi per nascondere lo stesso disagio.
Il filosofo invita a uscire dalla logica della competizione. Se vedi gli altri come rivali, la loro felicità diventa la tua sconfitta e il mondo sembra ostile. Se li vedi come compagni, diventa un luogo sicuro. Adler raggruppa le sfide dell'esistenza in tre compiti vitali: il lavoro, l'amicizia e l'amore. Sfuggirli trovando pretesti è ciò che chiama le menzogne della vita.
Smetti di misurarti con gli altri: avanza rispetto a te stesso, non contro di loro.
La separazione dei compiti
È lo strumento più concreto del libro. Davanti a ogni difficoltà, fatti una domanda: di chi è questo compito? Per capirlo, chiediti chi subirà alla fine le conseguenze della scelta. Lo studio di un figlio è un suo compito, non dei genitori. Quello che il tuo collega pensa di te è un suo compito, non tuo. La maggior parte dei conflitti nasce quando ci intromettiamo nel compito di un altro, o quando lasciamo che un altro invada il nostro.
Il filosofo riprende un proverbio: puoi portare un cavallo al fiume, ma non puoi costringerlo a bere. Puoi offrire il tuo aiuto, non decidere al posto dell'altro. Questa separazione porta a una tesi forte: bisogna rinunciare al bisogno di riconoscimento. Vivere per soddisfare le aspettative altrui significa vivere la vita degli altri. Essere liberi vuol dire accettare di non piacere a qualcuno, da cui il titolo del libro.
Occupati dei tuoi compiti e lascia agli altri i loro: è il prezzo della libertà.
Il sentimento di comunità
Separare i compiti non significa isolarsi. Secondo Adler, lo scopo delle relazioni umane è il sentimento di comunità: sentire di avere un posto tra gli altri. Per arrivarci bisogna passare dall'interesse per sé all'interesse per gli altri. Chi si preoccupa di continuo di ciò che gli altri pensano di lui resta, paradossalmente, concentrato su se stesso.
Il libro difende relazioni orizzontali, da pari a pari. Rifiuta quindi sia il rimprovero sia la lode, perché lodare qualcuno equivale a giudicarlo dall'alto. Al loro posto Adler consiglia l'incoraggiamento, per esempio un semplice grazie. Tre elementi alimentano questo sentimento: accettarsi così come si è, fidarsi degli altri senza condizioni e dare il proprio contributo. Sentirsi utili, anche in modo modesto, basta per percepire il proprio valore, senza aspettare che qualcuno lo riconosca.
Il tuo valore non dipende dallo sguardo altrui, ma dalla sensazione di essere utile agli altri.
Vivere qui e ora
Nell'ultima notte il filosofo propone al giovane di guardare la vita in un altro modo. Non è una linea che porta a una vetta, ma una successione di istanti, come una danza in cui ogni passo ha valore. Considerare il presente come una semplice tappa verso un obiettivo futuro significa vivere una vita provvisoria. Il passato e il futuro non sono nelle tue mani: conta solo l'istante che stai vivendo.
Il libro invita anche ad avere il coraggio di essere normali. Chi vuole essere eccezionale a ogni costo, nel bene o nel male, cerca soprattutto attenzione. Per non perdersi, il filosofo propone una stella polare: contribuire al bene degli altri. Finché mantieni questa rotta, non ti smarrisci. La vita non ha un senso in sé, ricorda Adler, tocca a ciascuno dargliene uno. Il messaggio è liberatorio ma impegnativo: obbliga ad assumersi le proprie scelte invece di nascondersi dietro le circostanze.
Illumina il presente invece di rimandare la tua vita a più tardi.
A chi si rivolge questo libro
Questo libro fa per te se ti sfinisci per piacere a tutti, se ti senti intrappolato dal tuo passato o se cerchi una porta d'ingresso accessibile al pensiero di Adler. Le sue idee sono semplici da enunciare ma impegnative da vivere. Lascialo perdere se ti aspetti metodi convalidati dalla ricerca o se la forma del dialogo ti scoraggia: è una riflessione filosofica, non un manuale.
Le copertine mostrate differiscono dalle edizioni originali per motivi di diritti. I riassunti sono fedelmente basati sulle opere.